Il Collegio Alberoni: la costruzione
Il 13 luglio del 1732 papa Clemente XII Corsini emise la bolla di fondazione dell’Apostolico Collegio di San Lazzaro che Giulio Alberoni eresse, nel luogo del soppresso Ospedale, per l’istruzione di giovani ecclesiastici piacentini. Già il 4 settembre 1732 il cardinale, giunto appositamente da Roma per seguire i lavori, posò la prima pietra del Collegio: la costruzione venne affidata al mastro muratore Giuseppe Buzzini e ai figli Antonio e Simone, sulla base di idee progettuali fornite dallo stesso Alberoni. L’ossatura del grandioso quadrilatero a tre piani – circa 90 metri per 72 in pianta – sorse rapidissima, in poco più di ventotto mesi: il cantiere impegnò, “in tempi di carestia”, un centinaio di muratori, un numero imprecisato di “barrozzari” e di raccoglitori di sabbia e di ghiaia del Nure e del Trebbia, oltre ai raccoglitori di legname in noce e in pioppo e ai lavoranti delle numerose fornaci che fornivano in esclusiva calce e laterizi per la costruzione dell’edificio.
Durante il periodo delle Legazioni di Ravenna (1735-39) e di Bologna (1740-43) i lavori di rifinitura rallentarono, ma quando il cardinale tornò a Piacenza nella primavera del 1744 ripresero le attività, soprattutto per la chiesa di San Lazzaro, per la Biblioteca e per tutti gli infissi. Era tutto praticamente completato quando, nel giugno del 1746, in piena guerra di successione austriaca, l’edificio venne quasi completamente distrutto: restarono in piedi l’ingresso, lo Scalone, la Biblioteca, la chiesa e la sagrestia (vale a dire tutto l’angolo nord-occidentale), perché si riuscì all’ultimo momento a tagliare le micce di una parte delle 44 mine poste dagli Austriaci sotto l’intera costruzione. Il cardinale, quando anche il Palazzo di San Savino, sua residenza urbana, venne investito da alcuni colpi di cannone, fu costretto a lasciare la città. Nell’aprile del 1748, quando si sparse la voce che l’Alberoni era ormai morente, l’ottantaquattrenne prelato giunse a Piacenza senza preavviso, meravigliando tutti, e diede disposizioni per la ricostruzione dell’edificio, impiegando a ritmo serrato più di 100 operai. Nel 1751 giunse da Roma la pala dell’altar maggiore dipinta da Giuseppe Peroni per la chiesa; da Pavia la ditta Ramponi venne a porre sulla torretta l’orologio, che suona le ore di sei in sei; da Novara la ditta Cornetti venne ad installare l’organo; lo scultore fiammingo Jan Geernaert scolpì la statua lignea di San Lazzaro; da Murano giunsero le casse di vetro per le finestre. In agosto il cardinale sottopose ad esame i chierici che chiedevano di entrare in Collegio, scegliendone 18 e fece stampare le 34 Leges del Collegio: il 28 novembre il prelato ricevette nel suo palazzo di San Savino la prima Camerata degli alunni i quali, vestiti in divisa di collegiali, vennero poi mandati in carrozza dal Vescovo per la benedizione e infine in Collegio.
Nel 1739 erano già state pubblicate a Faenza dal padre gesuita Simon Maria Poggi le Memorie istoriche della Fondazione ed erezione del nuovo Collegio Ecclesiastico di S. Lazzaro, ornate da grandi tavole incise a Roma da Francesco Mazzoni, illustranti la grandiosa costruzione in pianta ed in alzato: il sobrio e monumentale quadrilatero, sviluppato su tre piani con un grande cortile centrale, si affaccia sulla Via Emilia con una fronte priva di motivi ornamentali, ad eccezione delle incorniciature delle finestre, di elegante gusto rococò, in leggero aggetto. La facciata è condotta su di una linea unica con due corpi sporgenti ai lati; a destra sorge la chiesa con accanto il portone d’ingresso (in origine era proprio adiacente all’edificio ecclesiastico ma nel 1915 fu spostato sulla testata del corridoio occidentale, dove tuttora si trova, per facilitare lo smistamento delle barelle dei soldati accolti in Collegio, convertito in ospedale); il disimpegno dei tre piani avviene attraverso il grandioso scalone e mediante due scale secondarie poste sugli angoli nord-est e sud-est. La costruzione rimane sostanzialmente nello stato in cui l’aveva pensata e voluta il cardinale: le modificazioni più rilevanti sono state l’innalzamento e il raddoppiamento del lato verso mezzogiorno già nel 1758-60, lato che l’Alberoni aveva voluto a due piani e ad una sola fila di camere per lasciare più aria e più luce all’interno del cortile; nel 1870 venne invece eliminato il Belvedere che il prelato aveva lasciato sul lato sud-ovest, per far spazio alla costruzione degli Osservatori e del Gabinetto di fisica.